L’intervento di Antonio Pasini dell’Universita’ di Siena:
“Un po’ di considerazioni su questa cosa delle fondazioni. A prenderla cosi’ come appare, la si direbbe uno scherzo, una fandonia, oppure un’ idiozia. E fa meraviglia che da mesi tutto un paese ne ragioni come se potesse trattarsi di una cosa seria. Certamente le fondazioni non potranno essere il primo passo in un processo di privatizzazione dell’Universita’, semplicemente perche’ nel nostro paese un processo del genere non potra’ mai nemmeno avviarsi, salvo realizzazioni marginali, che pero’ gia’ sono in essere, e da molto tempo. Semmai, potranno costituire un ulteriore passo nella trasformazione di questo paese in un postaccio fondato sul potere e il mercimonio (quello politico, che e’ molto peggio di quello accademico). Mi spiego meglio. Una fondazione richiede uno o piu’ soggetti che la supportino finanziariamente. E quali sarebbero questi soggetti, nel nostro caso? Soggetti privati? No, non credo proprio che in Italia ci siano soggetti privati con spalle tanto larghe da caricarsi addosso un’ universita’ anche medio-piccola. Il bilancio di una universita’ media, tutto compreso, viaggia su cifre ad otto zeri (in euro).
Non parliamo poi delle grosse universita’. E chi volete mai che voglia mettere a disposizione somme cosi’ importanti, per di piu’ senza un ritorno quantificabile con qualche certezza? Il massimo che puo’ fare un soggetto privato e’ cofinanziare un corso di laurea o supportare un master od offrire qualche borsa di studio. Ma questo e’ proprio quello che vari soggetti piu’ o meno privati gia’ fanno, senza bisogno di fondazioni. La cosa avrebbe potuto forse essere diversa 15 anni fa, quando avevamo ancora grandi aziende di stato o grandi gruppi parastatali, sensibili alle ragioni della politica forse di piu’ che a quelle aziendali o di mercato, e quindi piu’ inclini ad imbarcarsi in imprese di incerto profitto, purche’ opportunamente caldeggiate. Ma questi enti non esistono piu’ da almeno dieci anni. Soggetti pubblici, dunque. E quali? Le regioni? Ma le regioni di grane ne hanno gia’ abbastanza col sistema sanitario. Poi, la loro principale fonte di introito e’ l’ IRAP, tassa che molti avrebbero voluto abolire (forse giustamente), e che forse prima o poi verra’ abolita. Qualche Comune, allora? Peggio che andar di notte! Resta dunque solo lo Stato. Avremo dunque fondazioni statali. Piaccia o no, lo si voglia dire o no, cosi’ dovranno essere. Perche’ e’ l’ unica possibilita’ praticabile. Apparentemente nulla di strano: lo Stato vi comparirebbe come principale socio finanziatore, cosi’ come compare in altri Enti. Non cambierebbe nulla allora? No cambierebbe moltissimo: lo Stato, anziche’ prendersi cura del sistema universitario per dovere costituzionale, ed essere quindi tenuto a rispondere al Paese dei suoi interventi o non interventi, sarebbe coinvolto in questa o quella universita’ solo in quanto socio prevalente. Quindi, con nessun obbligo verso il Paese e nella condizione di poter concedere i suoi favori a seconda delle convenienze dell’ entourage di governo o degli ambienti ad esso piu’ vicini. Scusate se vi sembra poco.
Antonio Pasini – Universita’ di Siena



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